Adozione Internazionale: quell’unica strada senza via d’uscita imposta dal Governo Italiano

Rep060416 Il 6 aprile 2016, l’allora presidente della Commissione delle Adozioni Internazionali, il magistrato Silvia Della Monica, in un’intervista su Repubblica*, esortava le coppie che volessero accogliere un bambino straniero, ad “essere fiduciosi verso le adozioni ma di affidarsi però ad un ente autorizzato serio”.

I requisiti per l’adozione internazionale sono previsti dall’art. 6 della legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001) che disciplina l’adozione e l’affidamento. Le coppie che hanno ottenuto il decreto di idoneità dal Tribunale per i Minorenni devono (e questa è l’unica strada) dare mandato a un ente autorizzato.

Ma chi autorizza l’ente? Come si legge dal sito della Cai (www.commissioneadozioni.it) è compito della commissione stessa redigere i criteri per l’autorizzazione all’attività degli enti previsti dall’articolo 39-ter della legge sull’adozione; ad autorizzare l’attività degli enti medesimi; a curare la tenuta del relativo albo, a vigilare sul loro operato; a verificare che gli enti siano accreditati nel paese straniero per il quale è stata concessa l’autorizzazione. La Commissione può, inoltre, limitare l’attività degli enti in relazione a particolari situazioni di carattere internazionale; può revocare l’autorizzazione concessa nei casi di gravi inadempienze, insufficienze o violazione delle norme vigenti; in particolare può revocare l’autorizzazione nei casi in cui i risultati conseguiti attestino la scarsa efficacia dell’azione dell’ente.

Detto questo, come può mai il presidente dell’ente di vigilanza mettere in guardia le famiglie da enti poco seri ai quali però è concessa l’autorizzazione?

Quali sono gli enti seri? Perché non è stato più riattivato il numero verde? Perché non funziona più neanche la mail?

Perché lo stato non tutela le coppie che hanno intrapreso l’adozione internazionale?

Perché il tempo stimato è di tre anni (come dice la stessa Della Monica nell’intervista) e tra noi ci sono coppie in attesa da cinque e più anni?

Perché non abbiamo alcun interlocutore? Perchè lo stato ci ha costretto a seguire un iter che non funziona? Perché abbiamo dovuto sostenere delle spese per una procedura adottiva ferma al palo?

* di seguito il link dell’ intervista al magistrato Silvia Della Monica

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redazione

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