Etiopia, cronaca di una morte annunciata

E’ la cronaca di una morte annunciata: l’ambasciata italiana ad Addis Abeba ha comunicato agli enti autorizzati che il Governo Etiope ha deciso la sospensione a tempo indeterminato delle adozioni, precisando però di non avere un documento ufficiale. L’Etiopia, quindi, chiude alle adozioni internazionali e così fra lo stupore di alcuni e la disperazione di altri, non ci resta che chiederci e chiedervi, con molta amarezza, che ne sarà delle famiglie e dei bambini?
Nessuna sorpresa invece per gli addetti del settore – come dichiara, su vita .it il presidente del CIAI, Paola Crestani, una delle poche persone che in questi mesi ha sempre richiamato sia gli enti che la commissione adozioni al proprio dovere. E continua ancora a farlo, quando dichiara che «ormai tutti coloro che si occupano di adozioni a livello internazionale sanno che una crescita cosi importante nel numero di bambini adottati nasconde spesso il rischio, se non la certezza, di pratiche non corrette». Parole che sono un macigno per noi famiglie che sin dal 2014 chiediamo alla Commissione per le Adozioni Internazionali notizie sul paese africano e sulle nostre pratiche adottive. Lo abbiamo fatto autonomamente, lo abbiamo fatto attraverso l’unione delle famiglie adottive (che se ci legge potrà confermare) lo abbiamo fatto attraverso i media e persino da questo blog.
Ed è proprio da queste colonne che il 29 gennaio pubblicavamo un comunicato del 2011 della stessa commissione in cui si invitavano gli enti alla prudenza.

Comunicato Cai del 24 marzo 2011 sulla situazione in Etiopia

Comunicato Cai del 24 marzo 2011 sulla situazione in Etiopia


E la domanda era ed è sempre la stessa:
Perché la CAI ha permesso ad alcuni enti di continuare ad instradare coppie sul paese Etiopia con il conseguente investimento, da parte delle famiglie, di ingenti somme di denaro in procedure mai attivate all’estero quando la comunicazione del governo etiope già nel 2011 (segnalata in una comunicazione della CAI del 24/03/2011) aveva previsto una forte riduzione nel numero di adozioni?
E’ la cronaca di una morte annunciata e a pagarne le spese sono sempre e soltanto le famiglie e, soprattutto i bambini in stato di abbandono. Bambini che resteranno negli istituti, senza amore e senza diritti.

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redazione

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