Caso Etiopia: un comunicato del 2011 invitava gli enti alla prudenza. Cai se ci sei batti un colpo

Le segnalazioni ricevute dalle famiglie in queste ultime settimane hanno superato ogni nostra aspettativa.  Una storia in particolare, sicuramente non l’unica nel suo genere, ci ha colpito.  Per l’ennesima volta la CAI dimostra una sua totale assenza nei confronti delle famiglie.  Ad una coppia, che provando a denunciare alla CAI le richieste improprie di pagamenti da parte di un ente autorizzato, gli è stata consigliato, dalla stessa CAI appunto, di intraprendere in modo autonomo delle azioni legali, negandosi, in questo modo, ai suoi obblighi cioè di tutelare, non soltanto gli interessi dei bambini, ma anche quelli delle famiglie.

Ci teniamo a richiamare i dipendenti/funzionari e membri della CAI alle loro responsabilità che vengono ben definite nelle Linee Guida del 2012* a cui facciamo riferimento in seguito:

Lo stato di accoglienza e l’autorità centrale dello stesso hanno la specifica responsabilità di regolamentare i costi delle adozioni internazionali prendendo tutte le misure necessarie per impedire ogni profitto indebito o altro guadagno e di scoraggiare tutte le attività che risultano in contrasto agli obiettivi della Convenzione.  Tutti i soggetti coinvolti nelle adozioni internazionali, in particolare gli enti autorizzati, hanno la responsabilità di sostenere e rispettare dette misure”. (Art.8,2, comma 358)

Secondo l’articolo (32), “le spese richieste da un ente autorizzato nell’ambito di un’adozione internazionale devono essere ragionevoli e non irrazionalmente alte rispetto ai servizi svolti.  Questi servizi, e le spese relative, sono da associare alle diverse fasi compiute nello stato di accoglienza e quelle nello stato di origine del minore.” (Art.8,2, comma 360)

ADESSO LA CAI BATTA UN COLPO!

Dopo le notizie riportate da diversi organi di stampa nazionali sul sistema delle adozioni internazionali in Italia, molte famiglie hanno scelto di affidarsi alla giustizia, quella terrena, per vedere riconosciuti i propri diritti.

Siamo consapevoli che la magistratura farà il suo corso, con la serietà che contraddistingue l’operato dei suoi rappresentanti.  La Commissione Adozioni Internazionali, però, non può venire meno ai suoi doveri, non può più fare finta che niente sia successo.

Ora la CAI, usando i suoi canali diretti, deve dare risposte alle tante famiglie che in questi anni non hanno visto soddisfatto il loro diritto alla trasparenza, ossia il principio regolante l’azione di ciascuna istituzione.

BASTA CON IL POLITICA-SPEAK: VOGLIAMO TRASPARENZA!

Quali controlli sono stati svolti in modo da verificare la permanenza dei requisiti di idoneità degli enti autorizzati e soprattutto per controllare la correttezza, trasparenza ed efficienza della loro azione con particolare riguardo alla proporzione tra gli incarichi accettati e quelli espletati?

Quali iniziative sono state attivate nei confronti degli enti in modo da accertare che siano in grado di portare a conclusione le pratiche delle tante famiglie che hanno anticipato ingenti somme di denaro per delle procedure spesso mai attivate all’estero?

Quali iniziative sono state attivate nei confronti degli enti in modo da verificare che siano stati richiesti e pagati dalle famiglie adottive soltanto gli oneri e le spese in misura ragionevole rispetto ai servizi svolti dagli stessi con riferimento all’art.32 della Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993?

Quali sanzioni sono state imposte nei confronti degli enti che hanno un numero di incarichi accettati di gran lunga superiore a quelli espletati e quali provvedimenti sono stati intrapresi in relazione alle segnalazioni degli aspiranti genitori adottivi sulla discutibile qualità del servizio ricevuto da alcuni enti?

Perché l’attuale direzione CAI ha permesso ad alcuni enti di continuare ad instradare coppie sul paese Etiopia con il conseguente investimento di ingenti somme di denaro in procedure mai attivate all’estero quando la comunicazione del governo etiope già nel 2011 (segnalata in una comunicazione della CAI del 24/03/2011) aveva previsto una forte riduzione nel numero di adozioni?

Comunicato Cai del 24 marzo 2011 sulla situazione in Etiopia

Comunicato della Commissione adozioni del 24 marzo 2011 sulla situazione in Etiopia

Perché la CAI ha permesso ad alcuni enti di accettare un numero di procedure superiori a quelle che riesce a gestire in modo adeguato, costringendo in tal modo tante coppie a versare ulteriori somme di denaro per avere una concreta possibilità di realizzare il loro progetto adottivo?

A fronte delle indagini giudiziarie in corso nei confronti di alcuni enti, quali sanzioni sono state applicate?  Quali sono i provvedimenti intrapresi a tutela delle famiglie e dei bambini?

LA CAI SI ADOPERI PER PUBBLICARE IL REPORT ANNUALE SULLE ADOZIONI INTERNAZIONALI: l’unico strumento certificato per capire l’effettivo andamento delle adozioni. Allo stato dell’arte l’ultimo report consultabile è quello riferito ai dati relativi all’anno 2013.

Gli enti autorizzati forniscano un servizio al pubblico che va retribuito in maniera ragionevole senza ricorrere ai ricatti emotivi.

Iniziamo a restituire alle famiglie adottive la dignità che meritano: i genitori adottivi vanno trattati in maniera umana, con parità di trattamento e con il dovuto rispetto.

* Accreditation and Adoption Accredited Bodies: General Principles and Guide to Good Practice No 2 (ed. 2013)     https://assets.hcch.net/upload/adoguide2en.pdf

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Team

Lascia un commento