Adozioni internazionali: attese tradite e diritti sospesi

Sedotte e abbandonate. Così si sentono le tante, troppe, coppie che hanno affidato i loro sogni di diventare famiglia nelle mani di alcuni degli oltre sessanta enti autorizzati che operano nel vasto panorama delle adozioni. Un mondo, quello delle adozioni internazionali, che sta mettendo in risalto tutti i suoi difetti e che sta evidenziando la necessità di una sua pronta e non più rinviabile revisione. (leggi qui l’articolo di Repubblica di Ottavia Giustetti sull’ente autorizzato Enzo b onlus)

Le coppie che scelgono di seguire questo percorso, irto di ostacoli e sempre più costoso, sono l’anello debole di questo sistema. Firmano un contratto che carica sulle loro spalle ogni tipo di responsabilità e, contestualmente, sgrava gli enti dal rischio di colpevolezza se questa strada si allunga, diventa sempre più difficile da percorrere o si blocca improvvisamente prima della fine programmata. Un contratto che diventa scudo di fronte all’inefficienza di un sistema ormai arrivato al collasso. Uno scudo davanti all’incompetenza.

L’amarezza è il sentimento generalizzato nelle coppie che hanno scelto di dare una famiglia ad uno dei tanti, tantissimi, bambini che vivono dentro un orfanotrofio magari nel cuore del continente africano o nell’estremo oriente e che però si ritrovano con le loro procedure sospese e/o incompiute.

Amarezza davanti al muro di gomma contro cui sono costrette a sbattere.

Amarezza davanti a troppi enti che fanno finta di non sentire, che non accompagnano le coppie durante il loro lungo e tortuoso percorso.

Amarezza davanti ad uno Stato che si gira dall’altra parte che, in quanto titolare di un mandato dei cittadini dovrebbe agire come garante degli interessi della collettività.

Lo stallo della Commissione Adozioni Internazionali ha peggiorato la situazione delle famiglie. Ogni contatto è stato volutamente azzerato. Ogni risposta a qualsiasi domanda puntualmente evitata.

Amarezza davanti all’autorità centrale, la Commissione per le Adozioni Internazionali, incaricata dallo Stato di svolgere i compiti imposti dalla Convenzione de L’Aja: un organismo statale pagato dai contribuenti, e quindi finanziato dai cittadini, con un funzionamento e servizio che dovrebbero rispondere al bene comune. Un’istituzione che ha il compito di vigilare sull’operato degli enti, di limitare la loro attività in relazione a particolari situazioni di carattere internazionale e, in particolare, di revocare l’autorizzazione nei casi in cui i risultati conseguiti attestino la scarsa efficacia dell’azione dell’ente.

Amarezza davanti all’impossibilità, nonostante i ripetuti appelli, di trovare un interlocutore politico o istituzionale che sia capace di capire le richieste di aiuto, di interessarsene e di trasformare le stesse in un impegno concreto e in interventi fattivi.(leggi su Huffingtonpost l’interrogazione parlamentare del M5S presentata nel 2015)

Amareggiati, ma convinti ad andare avanti, perché noi sappiamo di essere puri nelle nostre intenzioni, di essere incontaminati da qualunque interesse politico o economico, e slegati da qualsiasi ente o partito politico. Perché la nostra lotta è una lotta per costruire una società migliore basata sull’accoglienza del più debole. Il nostro unico intento è quello di tutelare i diritti dei bambini. Quei diritti che avete sospeso.

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redazione

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