Adozioni, in Italia si fa prima con i cani. Perché i bambini non sono animali

Argo, pastore tedesco

Quando abbraccio Argo gli ripetevo sempre che lui è un cane fortunato perché molti bambini nel mondo muoiono di fame e non hanno una famiglia.

Nel 2011, io e mio marito, abbiamo deciso di adottare e ci siamo messi a cercare su internet qualche notizia. Se scrivi “adozione”, Google ti suggerisce l’adozione a distanza, oppure l’adozione di un cane e poi quella di un bambino. L’adozione del cane, in un primo momento, l’abbiamo scartata: vivevamo in appartamento e il cane sarebbe stato un pò scomodo. Abbiamo letto invece cosa bisognava fare per adottare un bambino per cui ci siamo rivolti ad un Tribunale per i Minorenni.
Dopo un anno abbiamo ottenuto il decreto di idoneità all’adozione internazionale da parte del Tribunale. Nel frattempo abbiamo pure cambiato casa. La nuova abitazione ci permetteva di tenere un cane. Inizia così la ricerca del cane e dell’ente che ci permettesse di adottare un bambino straniero. L’ente lo abbiamo trovato subito: nostro figlio verrà dall’Africa. Abbiamo firmato la carta dei servizi e pagato all’ente € 9.500 che servivano per sostenere le spese per le prime pratiche. Per il cane invece abbiamo individuato una famiglia che aveva già una coppia di pastori tedeschi. Dovevamo aspettare che nascesse il cucciolo e poi adottarlo. I bambini invece, per adottarli, devono essere già nati e abbandonati. Per i cani è più semplice.
Argo e la fattura di pagamento all’ente per l’adozione di un bimbo hanno in comune, più o meno, la stessa data: aprile 2012.
In quell’anno diventammo genitori di un cucciolo di pastore tedesco. Inutile raccontarvi dell’amore che nutriamo nei confronti di Argo. Chi ha degli animali in famiglia lo sa. Il destino di Argo sarebbe stato quello di essere abbandonato in strada o in un canile. Grazie a noi, invece, Argo ha un nome e dei genitori che lo accudiscono. Ha una casa, del cibo, uno spazio dove giocare e il diritto di essere curato. In poche parole Argo ha diritto alla vita. Avremmo voluto estendere gli stessi diritti a un bambino, ma l’ente a cui ci siamo affidati ci diceva che dovevamo pazientare. Il tempo passava e da genitori adottivi di un cane mi rendevo conto che i diritti di Argo, nel nostro paese miglioravano. Nel 2013, i Comuni, hanno rimosso il divieto di accesso degli animali domestici nei luoghi pubblici (compresi case di riposo, ospedali, cimiteri). Finalmente con Argo avremmo potuto fare una passeggiata al parco, in spiaggia o al bar. Per quanto riguarda invece la pratica adottiva nulla andava avanti, tanto che abbiamo iniziato ad allarmarci. Cominciano le chiamate al numero verde della Commissione adozioni Internazionali. La Commissione per le Adozioni Internazionali, che opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è l’autorità centrale del nostro Paese in materia di adozioni internazionali. Abbiamo anche iniziato a mandare mail e raccomandate con ricevute di ritorno per cercare di avere risposte su alcune vicende che iniziavano a diventare sempre meno chiare.
Ad un certo punto, il numero verde è stato abolito mentre le mail tornavano indietro.
Argo mi è stato molto di aiuto in questi momenti difficili. Quando lo abbraccio gli ripeto sempre che lui è un cane fortunato perché molti bambini nel mondo muoiono di fame e non hanno una famiglia.
Così mentre migliorava la nostra condizione di genitori di un cane, la situazione da coppia in attesa di adozione di un bambino peggiorava gradualmente e in maniera costante. Argo invece riusciva ad essere sempre un tema di attualità. Il 18 ottobre appena passato, nell’aula parlamentare fa il suo ingresso una “denuncia a quattro zampe” e i politici italiani si accorgono dell’assenza di ogni riferimento agli animali di affezione nella riforma costituzionale: «Sono trattati come cose, bisogna cambiare lo status giuridico». Come famiglie adottive anche noi abbiamo cercato di entrare in parlamento. Tanti i tentativi vani. Ci chiediamo come mai la politica, che presta così tanta attenzione al destino del mio Argo, sia invece così distratta nei confronti delle attese deluse delle coppie adottive e a quelle tradite dei bimbi abbandonati nei tanti orfanotrofi disseminati in giro per il mondo.
Sono passati sei anni da quando abbiamo presentato la domanda in tribunale. L’ente a cui ci siamo affidati non ci ha mai proposto un abbinamento e il Governo lo sa. Argo è diventato adulto e noi stiamo pensando ad una seconda adozione. Di un cane ovviamente, per i bambini è troppo difficile. I bambini non sono animali.

Arianna, Gianni e Argo, mandato affidato all’ente ad aprile 2012.

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redazione

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