La Commissione Adozioni e le delibere non pubblicate. Il caso Stati Uniti

Quella che stiamo per raccontarvi è una storia di ordinaria mancata trasparenza. Tutto parte dalla segnalazione ricevuta qualche tempo addietro da uno dei nostri followers. Il link che ci è stato girato racconta di un ricorso presentato da un ente accreditato per le adozioni internazionali proposto contro la CAI (la Commissione Adozioni Internazionali) attraverso cui si chiedeva l’annullamento di due delibere con le quali venivano limitati i margini di azione dell’ente stesso nel suo lavoro all’estero.

Le delibere oggetto delle querelle sono la n.7/2013/AE/AUT/REVOCA e la n.8/2013/AE/SG, emesse entrambe il 19 marzo 2013 dalla commissione adozioni la cui vice presidente era la Dott.ssa Daniela Bacchetta.
Da quanto si evince dalla sentenza emessa dai giudici del Tribunale amministrativo che ha dovuto esprimersi sulla vicenda, la prima delibera revocava l’autorizzazione all’ente per operare in un paese oltreoceano, mentre la seconda applicava la sanzione della prescrizione di non assumere nuovi incarichi fino a diversa disposizione.

Da subito Family for children si è messo in moto per capire qualcosa in più. Il primo passo è stato quello di cercare le delibere sul sito della CAI con l’apposito strumento ricerca. Purtroppo delle delibere nessuna traccia. In verità alla ricerca della delibera “n. 7/2013” abbiamo trovato (con la stessa data, 19 marzo 2013) solo quella che revoca l’autorizzazione ad un altro ente, ma non quella a cui fa riferimento la sentenza. Alla ricerca della delibera “n.8/2013” il sito, addirittura, ci manda al numero finale di un’altra sentenza, la n. 2108/2013 che è una sentenza della Cassazione riportata all’interno di un comunicato della Commissione datato dodici marzo 2015, quindi, successivo a quello interessato dalla nostra ricerca.

Delibere sito Cai

In foto i risultati delle nostre ricerche: delle delibere nominate nella sentenza del Tar del Lazio non vi è alcuna traccia.

Per curiosità allora abbiamo avviato la ricerca della delibera precedente, la “n.6/2013”, e ci accorgiamo (vedi foto) che il sistema riporta tutta la storia della delibera di revoca, e quindi anche l’annullamento di tale delibera riportando il testo del Tar del Lazio. La delibera “n.6/2013” evidenziata dal sito, non è quella a cui si riferiscono i documenti in nostro possesso.
Ma allora, ci chiediamo perché non c’è traccia delle due delibere, (la n.7/2013/AE/AUT/REVOCA e la n.8/2013/AE/SG), da noi cercate e relative ad un noto ente al quale è stato revocata l’autorizzazione per operare in un determinato paese e sottoposto a verifica costante da parte della Commissione Adozioni? Perché non c’è traccia della sentenza del ricorso avanzato dall’ente? Eppure quel ricorso, in parte, è stato accolto.
Il secondo passo, al fine di poter documentare e raccontare bene la storia, che contiene una importante denuncia da parte di una coppia, è stato quello di chiedere alla Commissione di rendere pubbliche le due delibere e/o spiegare perché non possono essere presenti sul sito.
La richiesta, inoltrata il 30 ottobre, alla Cai e al Ministro per le riforme costituzionali e per i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi (e presidente della Commissione Adozioni) come tutte le richieste che provengono dalle famiglie in attesa, non ha avuto alcuna risposta.

La richiesta fatta alle Istituzioni, fa parte di una campagna di sensibilizzazione e trasparenza avviata da Family for Children per offrire un supporto, il più ampio possibile, a tutte quelle coppie che intendono percorrere il cammino dell’adozione internazionale nel rispetto della trasparenza e dell’efficienza. Quelle delibere, come tutte le altre emesse da precedenti – o attuali – commissioni, avrebbero potuto, e possono, se correttamente pubblicate, offrire la caratura degli enti citati e permettere una completa comprensione della loro condotta al fine di rendere edotti i genitori e fare giuste valutazioni sulle scelte da compiere al momento del conferimento del mandato.
Ci teniamo a raccontare questa storia perchè riporta ai tempi in cui le famiglie erano ascoltate dalla Commissione Adozioni. Tempi in cui esisteva un numero verde per l’ascolto e l’assistenza, tempi in cui le segnalazione venivano prese in considerazione.
Per questo motivo, vi rimandiamo al link della sentenza del Tar del Lazio (clicca qui per leggere la sentenza) in cui si ricostruiscono i fatti che hanno dato origine alla vicenda.
Parliamo di adozioni negli Stati Uniti. Come riporta la sentenza, in tale paese le procedure adottive possono riguardare, oltre che minori già in affidamento, privi di risorse all’interno della famiglia biologica e non richiesti in adozione da famiglie nazionali, anche neonati che le madri biologiche decidono di dare in adozione ad una famiglia appositamente selezionata, spesso conosciuta durante la gravidanza e che preleva il bambino subito dopo il parto. Quest’ ultima modalità però è incompatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano e con i principi contenuti nella Convenzione de L’Aja, ratificata in Italia con la legge n. 476/1998.

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redazione

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