Quel sogno infranto costato dodicimila euro. Maira rimarrà figlia unica.

Family for Children  - infografica

Purtroppo la scelta dell’ente può compromettere l’intera procedura adottiva. Ma come può verificarsi ciò se tutti gli enti sono autorizzati dalla Commissione Adozioni Internazionali e da essa sottoposti a verifica?

Maira non avrà mai una sorellina. Il progetto di una seconda adozione si è definitivamente arenato, come uno scafo che le onde hanno fatto ballare per un po’ e poi hanno abbandonato tra le secche senza altra possibilità che quella di restarsene lì, a lasciarsi consumare dalla salsedine e dal sole. Perché il sole può anche distruggere, e lo stesso possono fare la speranza e l’attesa.
Succede quando la speranza e l’attesa sono irragionevolmente l’ultima cosa a cui si resta aggrappati con l’illusione che qualcosa possa cambiare mentre la verità, l’unica verità, è che non hai davvero più alcuna possibilità. E l’unica cosa a cambiare davvero sei tu, che negli anni hai cullato un desiderio, ma che questa inutile attesa ha reso ormai più sfiduciato, più stanco e più vecchio.
Il desiderio di una nuova adozione è stato tradito. Ci è stato strappato. Così saremo per sempre i genitori di una bambina che resterà figlia unica. Succede. Succede a molte altre coppie. La differenza è che una coppia adottiva subisce il dolore di un aborto in una maniera tutta speciale. La consapevolezza della perdita non è ferma in un momento e in un luogo, ma avviene lentamente e il sogno perde i pezzi poco per volta, in un calvario che, nel nostro caso, è durato quattro anni.
Quando scopri che la tua storia è molto simile a quella di decine e decine di altre famiglie ti viene voglia di uscire sul balcone e metterti a gridare. Perché non è giusto. Non è giusto che la famiglia adottiva sia lasciata sola, tutta stretta intorno al proprio sogno, senza alcuna difesa davanti a persone senza scrupoli, completamente abbandonata a se stessa, sedotta e adescata perché priva di un effettivo sostegno e tutela.
Al di là delle belle parole e delle intenzioni umanitarie che certi enti accreditati a traghettare le coppie verso il loro obiettivo sbandierano ai quattro venti, la realtà in quei casi è una sola. I bambini sono un mercato che rende. E la coppia che intende muoversi verso il traguardo di un’adozione internazionale è considerata alla stregua di una mucca da mungere. Andrà spremuta il più possibile e facilmente sarà disposta a sopportare soprusi e arroganza oltre ogni limite. Quegli enti lo sanno. Dietro l’alibi di un mandato che li impegna con un’obbligazione di mezzo e non di risultato, dietro la giustificazione dell’instabilità politica caratteristica dei paesi del terzo mondo, è facile battere cassa e poi non fare niente.
Possibile che non esista un organismo che controlli il lavoro degli enti? In verità esiste la CAI (Commissione Adozioni Internazionali), ma provate a chiamarla in causa e a chiedere un suo intervento. Noi e tante altre coppie l’abbiamo fatto. La CAI non risponde e fa finta di niente. Poi scopri che il controllore e il controllato stranamente coincidono, e che dietro le quinte della CAI si muovono personaggi vicini agli stessi enti che la legge 476/98 autorizza a gestire le procedure di adozione. Allora capisci. E ti fai una domanda. La modifica della vecchia prassi che permetteva ai genitori di rivolgersi direttamente alle autorità straniere è (come dovrebbe essere) un cambiamento operato allo scopo di salvaguardare i bambini adottati e rendere le procedure più trasparenti o finisce invece per essere tutto il contrario?
Quello degli enti può essere uno strapotere. Insindacabile e indiscutibile. Se sono onestamente impegnati nel proprio lavoro tutto funziona. È certamente il caso di molti enti, come quello che ci ha seguito nel percorso della prima adozione. Ma purtroppo non è il caso dell’ente a cui ci siamo rivolti per la seconda.
La legge dice che gli enti informano, formano, affiancano i futuri genitori adottivi nel percorso dell’adozione internazionale e curano lo svolgimento all’estero delle procedure necessarie per realizzare l’adozione; assistendoli davanti all’Autorità Straniera e sostenendoli nel percorso post-adozione. Quante belle parole. Beh, con noi e con tante altre coppie questo ente è stato del tutto mancante. Sfuggente quando qualcuno chiedeva chiarimenti, totalmente assente quando serviva chiarezza, assolutamente indifferente al dolore generato dalle false aspettative che alimenta. Ma sempre svelto e preciso nell’incassare le quote richieste. Perfino sfrontato nel pretendere libero accesso ai conti bancari delle coppie. Un’alacrità che gli ha permesso di incamerare impunemente più di 12 mila euro a famiglia, senza colpo ferire. Se scrivo questo post è perché questo ente continua indisturbato a prendere mandati e a promettere la luna. Altre famiglie cadono nella rete e finiranno per arenarsi come è successo a noi.
Un disegno di Maira: il sogno di avere una sorellina è destinato a rimanere nel cassetto.

Un disegno di Maira: il sogno di avere una sorellina è destinato a rimanere nel cassetto.

Non saremo più la famiglia multicolore che avremmo voluto essere. Maira ha smesso di chiederci della sorellina e del suo arrivo. Ormai gioca con una bambola che ha iniziato a chiamare la sorellina. È proprio così. Ognuno di noi tre gestirà il proprio lutto in maniera diversa. Ma resteremo una famiglia. E dopo questa esperienza cercheremo nonostante tutto di essere ancora più forti.

Annapaola e Flavio, mandato affidato all’ente autorizzato a luglio 2012.

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redazione

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