Cercasi mamma e papà: la foto di Elias e il silenzio delle istituzioni

il sorrisi di Elias

Elias aveva appena sei anni quando si mise in testa di cercare la mamma e il papà. Lo fece sfoggiando il sorriso più bello che aveva. Un sorriso destinato a spegnersi nel silenzio delle istituzioni, fra le carte di qualche ente autorizzato e inefficiente.

Durante uno dei colloqui con lo psicologo (obbligatori per le coppie che vogliono adottare) ci hanno fatto vedere delle foto di bambini, in orfanotrofio, la cui adozione era andata a buon fine.
In pratica accade questo: ogni volta che un bambino viene “abbinato” ad una famiglia, gli aspiranti genitori ricevono un dossier con la storia del piccolo e una fotografia che lo ritrae.
Sfogliando le diverse foto, tutte provenienti dallo stesso luogo, si vedeva in primo piano il bambino, destinato alla famiglia, e sullo sfondo, una testolina di un bimbo, piegata che, quasi “prepotentemente” si inseriva nella fotografia. Tanti bambini diversi in primo piano e sempre lo stesso bambino, che scoprimmo si chiamasse Elias, sullo sfondo che ora piegandosi a destra, ora flettendosi a sinistra compariva in ogni foto. Inevitabile non notare quel sorriso che illuminava l’intera immagine.
Lo psicologo disse che Elias cercava di inserirsi in foto perché sapeva che dopo lo scatto sarebbero arrivati mamma e papà!
Ahimè Elias però non ebbe mai una fotografia.
Perché in Italia si è perso il senso reale delle adozioni?
E’ il sorriso di Elias che muove le famiglie ad intraprendere il percorso adottivo: dare la possibilità a dei bambini di realizzare il sogno che un giorno un papà ed una mamma andranno a prenderli. Ovunque. In qualsiasi momento. E’ o non è diritto di Elias volere una fotografia?
In Italia ormai, quando si parla di adozione, vengono fuori lungaggini burocratiche, commissione assente, accordi bilaterali inesistenti, enti che non funzionano, famiglie deluse…
Nel nostro paese l’adozione non viene vista e vissuta per quella che è: un meraviglioso atto di accoglienza e amore.
Come e perché si è arrivati a questo punto? Perché l’Italia ha smesso di mettere al primo posto l’interesse superiore dei bambini?
Esaminiamo per un attimo il concetto dell’interesse superiore del minore. Facendo riferimento alla Convenzione sui diritti dell’Infanzia* possiamo constatare che ‘in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del fanciullo deve avere la priorità’.
Quindi qual è l’interesse principale del bambino nell’ambiente delle adozioni internazionali? La risposta viene spontaneamente, il diritto ad una famiglia, che sia una famiglia biologica o una famiglia adottiva. Ogni bambino deve crescere in un ambiente familiare, come viene sottolineato nel preambolo della Convenzione dell’Aja.
La Convenzione fu concepita in modo da stabilire delle garanzie affinché le adozioni internazionali si facciano nell’interesse superiore del minore. Le Linee Guida** esplicitano che ‘nello svolgimento del suo ruolo principale e in considerazione di tutti gli attori coinvolti in un’adozione internazionale, l’ente autorizzato deve tenere conto del soggetto principale: deve difendere i diritti del minore, deve promuovere i suoi interessi e deve migliorare le sue condizioni di vita.’
Troppo difficile forse se gli enti privati, nell’assenza di sussidi statali, stanno lottando prima di tutto per garantirsi un introito per restare a galla. Se un ente ha delle coppie in carico da anni senza apparentemente delle concrete possibilità di portare a conclusione le loro pratiche adottive (senza dimenticare che ogni coppia avrà versato ingenti somme di denaro anticipatamente), è facile concludere che l’ente avrà accettato più incarichi per garantire la propria sopravvivenza, piuttosto che quella dei bambini.
“Family for children” chiede un incontro urgente alla Cai per uscire dallo stallo in cui si trovano le famiglie, uno stallo causato, per quanto ci riguarda, dall’inefficienza di enti più volte denunciati alle autorità competenti in materia di vigilanza. E soprattutto perché, come ci insegnano le Linee Guida**, ‘in un ambiente non regolamentato, gli aspiranti genitori sono più vulnerabili – come sono anche i bambini ed i genitori biologici’.
Non si può più far finta di non sapere. Bisogna raccontare per non subire. E se questa è una lotta noi siamo pronti e lotteremo per tutti gli Elias che aspettano una foto, una mamma e un papà.

*Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

**General Principles and Guide to Good Practice No 2 under the Hague Convention of 29 May 1993 on Protection of Children and Co-operation in Respect of Intercountry adoption

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

redazione

Lascia un commento